Il collettivo Sui Generis va in vacanza.
Postato da Frattaglia | in Università | Nessun commentoCi rivediamo tutt* mercoledì 14 gennaio! Buone vacanze.
Ci rivediamo tutt* mercoledì 14 gennaio! Buone vacanze.
Proibire la prostituzione nelle strade serve a sconfiggere il racket e scoraggiare i clienti, o è nascondere la polvere in nome di un imprecisato decoro pubblico? Guardando le ordinanze attuate da vari sindaci, Alemanno in primis, è evidente come la preoccupazione stia tutta nell’avere strade pulite e “sicure”.
Associare il decoro alla prostituzione è un’offesa per tutt*:
- per le prostitute schiave del racket o della necessità, perché invece di risolvere il problema alla radice lo si nasconde dietro un falso moralismo;
- per chi si prostituisce per scelta, perché si preferisce punire anziché regolarizzare
- per chi, a prescindere dall’identità di genere o dall’orientamento sessuale, decide di esprimere se stesso in un determinato modo, “indecoroso” e quindi da far scomparire.
- per tutte quelle persone che non hanno altra alternativa alla prostituzione, ad esempio le persone transessuali, che la società discrimina e non da loro la possibilità di avvicinarsi al mondo del lavoro.
Le persone transessuali potrebbero essere ancora più discriminate di quanto non siano ora, in nome di una morale che esiste solo nelle menti ipocrite di certa gente. Per questo il collettivo Suigeneris promuove una “piccola soluzione” che permetterebbe alle persone transessuali di poter usare il nome di fatto, e non quello di legge, sui documenti universitari.
Se pensi che questo non ti riguardi, rifletti!
Se oggi è indecorosa la minigonna, domani potrebbero esserlo i pantaloni. Quanto ci vorrebbe prima che un abbigliamento “provocante” tornasse ad essere un’attenuante in caso di stupro?
MINIGONNA = PROSTITUZIONE, QUESTA NON E’ LA SOLUZIONE!
Segnaliamo questa petizione a favore delle persone transessuali:
L’ennesima cronaca di una trans uccisa in Italia.
Oltre al danno anche la beffa, neanche in extremis la società le ha riconosciuto il suo vero genere, l’hanno chiamata “un trans” “ammazzato” “forse brasiliano”.
Non se ne può più di leggere di vicende che hanno protagoniste donne transessuali in cui esse vengono descritte al maschile da giornalisti che dovrebbero conoscere a menadito la lingua italiana e le sue applicazioni!
E’ immaginabile l’umiliazione di venire aggredite, stuprate o rapinate e poi dover pure leggere sui giornali di sé stesse come dei maschioni truccati da soubrette.
Questa petizione sostiene anche i casi di trans uomini nati donne, qualora venissero ingiustamente chiamati con appellativi femminili.
CHIEDIAMO ALL’ORDINE DEI GIORNALISTI DI PROMUOVERE IL CONCETTO DI DIGNITA’ DI GENERE PER LE PERSONE TRANSESSUALI E SOSTENERLO SCRIVENDO E PARLANDO DI TALI PERSONE USANDO I GIUSTI APPELLATIVI DI GENERE: FEMMINILI PER LE TRANS DONNE NATE UOMINI, E MASCHILI PER I TRANS UOMINI NATI DONE.
Per firmare, andate a questo indirizzo
Dal sito del Circolo Libellula:
Dal 4 al 14 dicembre 2008 presso il Piccolo Teatro Campo D’Arte
(via dei Cappellari 93 – Roma tel.06.6874579) e in replica il 19 dicembre presso il Circolo degli Artisti (via Casilina Vecchia 42, Roma tel 06 70305684I), con il patrocinio dell’Associazione di volontariato Libellula ArciTrans Roma, andrà in scena lo spettacolo teatrale
Non è una voglia X
di Gerolamo Alchieri e Roberto Favaroni, con Alessandro Catalucci, Marta Paglioni e Alberto Querini, regia di Gerolamo Alchieri.
Senza la pretesa di approfondire il difficile percorso di un cambiamento di sesso “F to M”, il testo affronta questa tematica con delicatezza, dopo aver dissertato sulla natura dei rapporti che legano due persone, i desideri e le “voglie X” che a volte nascondiamo anche a noi stessi, divertendosi a spiazzare con leggero umorismo lo spettatore.